MASTER/slave – racconto scifi


Salve a tutti, volevo segnalare il mio nuovo racconto di fantascienza (della collana Lettere dal Cyberspazio), disponibile in formato ebook per #amazon #kindle a 0.99euro. Di seguito il link per acquistarlo e la sinossi:

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Sinossi

Il Delta Tide è un computer quantistico in grado di simulare infiniti universi in infinite linee temporali. Grazie a questo computer è possibile simulare ed indirizzare il futuro ma un giorno Spector, il suo programmatore capo, sparisce nel nulla e di lui non v’è traccia in nessuna delle simulazioni del DT nel passato, nel presente e nel futuro. Questo singolo evento rischierà di invalidare ogni predizione del supercomputer, a meno che il dottor Krave non riuscirà a ritrovare il mitico programmatore da cui tutto ha avuto inizio. 

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Vault7, la CIA e il controllo


Il 7 di marzo, WikiLeaks ha rilasciato centinaia di documenti che sarebbero stati attribuiti alla CIA, facenti parte della documentazione di tecniche e strumenti di spionaggio elettronico e cyberguerra, raggruppati ed identificati con il nome di Vault7.

Da queste importanti rivelazioni, tuttavia, dobbiamo estrarre le giuste informazioni per non ricadere nel solito clamore allarmistico e, per quel che ci è possibile, anche tentare di tutelarci.

Che la CIA spii infatti non dovrebbe scandalizzare nessuno e neppure il fatto che utilizzi un qualsiasi dispositivo connesso ad internet, come una smartTV (che è un grande tablet connesso alla fin fine) o attraverso qualsiasi altro device IoT.

Io stesso ho spiegato, con le parole più semplici che sono riuscito ad usare, nel video che segue come sia facile entrare in una webcam mal progettata (per errore o intenzionalmente) e spiare la vita del malcapitato di turno. 

COME SPIARE DA UNA WEBCAM

Se posso farlo io, figuriamoci la CIA. 

Qui viene il primo punto: alcuni sistemi utilizzati dalla CIA, sono utilizzabili allo stesso modo da criminali comuni senza budget milionari. Di conseguenza adottare le contromisure base dovrebbe essere un comportamento naturale anche di chi non è oggetto delle attenzioni del Grande Fratello, cioè la maggior parte di noi.

Soprattutto chi lavora nel campo dell’industria e innovazione dovrebbe avere particolare cura anche solo di limitare il numero di webcam e microfoni negli ambienti di progettazione di brevetti innovativi. Il natro isolante sulla webcam o meglio l’utilizzo di sistemi privi di input audio/video e output audio, meglio ancora se air gapped, per quanto appunto la CIA abbia strumenti per bypassare questa tecnica di isolamento e dato che la sua concezione teorica, per quanto geniale, ancora una volta non è spaziale, potrei dedurre che anche chi fosse dedito allo spionaggio industriale potrebbe facilmente implementare protocolli di comunicazione tali da bypassare un airwall.

Il resto del problema è chiaro: troppi dispositivi connessi ad internet privi di un naturale supporto a fixare falle di sicurezza. Non tutti possiamo aggiornare il firmware di una ipcam o di un frigorifero o di uno smartphone con Android 2 ancora vivo e vegeto. C’è semplimente un ecosistema sterminato di dispositivi bucati e dal software obsoleto. Questo pone il classico dilemma descritto da vari esperti di sicurezza: Io Governo, mi preoccupo di tappare una falla per rendere più sicuro il mio popolo o la lascio aperta fin tanto che è segreta e la sfrutto contro il mio nemico, rischiando di subire attacchi a mia volta? 

Poi c’è il pressoché monopolio dell’hardware e del software. Nei computer i sistemi operativi più diffusi come anche l’hardware più diffuso è di origine statunitense ed è chiuso. Paradossalmente per avere la pseudocertezza di non acquistare un prodotto affetto da backdoor intenzionali, dovremmo utilizzare un sistema operativo GNU/Linux completamente libero (o BSD) su un SOC ARM altrettanto open source (certo non possiamo controllare transistor per transistor se corrisponde al progetto) e affidarci al controllo della community.

Oltre che a tentare di limitare gli input e cercare di utilizzare sistemi più aperti possibile, dalla documentazione di Vault7 si evince una cosa fondamentale, che è la stessa poi descritta da Snowden relativamente l’NSA: la crittografia funziona. A meno infatti di problemi di implementazione e di errato utilizzo, la matematica crittografica garantisce la nostra privacy verso tutti, che essi siano criminali, spie industriali e governative. Imparare ad utilizzare la crittografia è l’unico modo attuale per proteggere davvero la nostra privacy. Trovate su questo blog, alla pagina GPGeist alcuni consigli base per cominciare ad utilizzare la segretezza offerta da questo tipo di tecnologie. 

Ricordo, in conclusione, che il fatto che la CIA o la NSA effettuassero spionaggio non era nulla di rimarcabile; un po’ come stupirsi che 007 fosse una spia. Il vero problema fu che l’NSA eseguisse operazioni di massa  anche sugli stessi statunitensi come sui paesi alleati per avere posizioni di vantaggio diplomatico (ma questo era già prevedibile).

Per il resto non dobbiamo stupirci se un ente con la capacità di sniffare il traffico mondiale, non sfrutti tale capacità a suo vantaggio. Possiamo solo chiedere più riservatezza e operare nel modo più corretto possibile per autotutelarci.

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Il volo del nibbio


Vi è mai capitato di vedere un nibbio in volo?  La coda biforcuta come un rondone che si staglia in controluce, l’eleganza della planata, le ampie spirali che disegna nell’aria sino ad accentrarsi sulla preda in una picchiata fulminea. Uno spettacolo della natura che si mostra il tempo di uno sguardo fugace e già si è allontanato sopra qualche altra valle vicina.

Vado spesso sulle alture a sud del bosco che da molto tempo proprio dal nibbio deve il nome. Ci vado nei giorni in cui il vento soffia impetuoso ed è proprio in quei momenti, quando le nuvole si addensano e corrono infaticabili da una parte all’altra, che con un po’ di fortuna ti capita di vedere il nibbio lì: fermo a mezz’aria con le ali spiegate e lo sguardo controvento. Si chiama volgarmente “lo spirito santo” e qualche volta ho visto farlo anche ai piccoli gheppi. Il nibbio però lo fa quando il vento fischia rabbioso, magari perché è più grosso del gheppio, fatto sta che lo riesci ad ammirare immobile o quasi nell’aria e resta così anche a lungo, finché i suoi occhi non scorgono qualcosa di interessante.

Ora sono qua che scrivo ed ancora mi chiedo: come mai oggi non è scappato?  All’inizio quasi non mi ero accorto della sua presenza (e pensare che ero andato in altura apposta col binocolo 🙂 ), poi ho alzato lo sguardo ed eccolo in volo stazionario a neanche trenta metri da me. Ho messo via il binocolo: non serviva e lui continuava a planare, poi di tanto in tanto si lasciava andare e sembrava cadere avvitandosi come un aereo per riprendere la corrente dieci metri più in basso e risalire con nuova spinta.

Montagne, boschi, colline, un nibbio e quella sensazione di lasciarsi andare nel vento un po’ come lui. Poi mi è venuto da sorridere perché con tutto il tempo che è rimasto a planare e poi volteggiare vicino a me, una foto avrei potuto pure scattargliela ma in quel momento semplicemente non ne avevo sentito bisogno alcuno. Niente immagini, niente schermi, niente pixel ma un ricordo vivido e la voglia di tornare li su, quando si alzerà di nuovo il vento.    

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Piccoli viaggi con la fantasia


Salve a voi, cari lettori, è un po’ di tempo ormai che non aggiorno i social media, questo weblog compreso, ma tra le altre cose sono riuscito a scrivere il primo di una raccolta di racconti fantascientifici a carattere informatico e sto cercando un editore interessato alla materia.

Detto questo torniamo su un lato un po’ più soft/naturalistico che è l’oggetto di questo post. Se conoscete il fenomeno internet ASMR, probabilmente sarete interessati al piccolo viaggio di fantasia che vi propongo. 


L’ASMR fa leva su un sistema sensoriale di origine uditiva mentre al seguente link (la mia pagina facebook) troverete un pdf da leggere online o scaricare, grazie al quale spero riuscirete a compiere un piccolo e piacevole viaggio “onirico” solo grazie alla vostra fantasia.

Non mi dilungo oltre e spero che mi scriverete nei commenti, qui o su facebook cosa ne pensate.

Saluti

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Diritto all’oblio


Quand’è che abbiamo dimenticato il diritto all’oblio? Oggi, nella Rete, il diritto ad essere dimenticati è una battaglia ma non è sempre stato così. C’era un tempo, in un’altra era (informatica, che saranno neanche vent’anni), dove tutti erano coscienti della struttura della internet e del fatto intrinseco che essa era stata creata per “non dimenticare”: utile in ambito militare, pericoloso forse in ambito civile. Allora ci si autotutelava: come? Con l’anonimato, quello semplice ed alla portata di tutti, senza scomodare proxy e protocolli di cifratura.

Pochi anni fa il web era popolato di parole, avatar e miti. Si possedeva il diritto di sbagliare e se l’errore fosse stato tale da non poter essere rimosso da una community, ci sarebbe stata pur sempre un’ultima possibilità: tagliare il cordone ombelicale che ci legava all’avatar stesso e la nostra vita nel mondo reale non sarebbe cambiata.

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Charlie Hebdo: libertà di espressione e dovere di rispetto


Probabilmente se avessi scritto questo post dopo le minacce degli estremisti islamici, a seguito della pubblicazione di vignette satiriche con oggetto Maometto, sarei passato per un pericoloso censore, quando è una vita che sono sempre stato a favore della libertà e non meno della privacy. Questo perché allora che si sollevò il caso delle vignette blasfeme per i musulmani, non c’era uno del popolo della rete che non si fosse trasformato nel difensore della matita (bada bene, sto parlando di diverso tempo prima della terribile strage quando le polemiche erano solo riferite sul fatto che noi occidentali potessimo oppure no scherzare su un elemento sacro di un’altra religione).

Oggi è toccata a noi, si è scherzato sui morti a noi vicini, e il popolo della Rete, per l’ennesima volta, ha cambiato totalmente idea e si è schierata fortemente contro quella satira.

Io ero contrario allora e sono contrario oggi ma non perché stavolta il vetriolo mi ha toccato da vicino oppure perché devo condividere e fare da eco per forza quello che urla la Rete, piuttosto perché credo in un’idea che è quella del titolo: libertà di espressione e dovere di rispetto.

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Paesaggi, magici paesaggi


img_6824_da_smallAd ogni uscita, ogni passeggiata, ogni occasione che mi capita di trovarmi di fronte un bel paesaggio, non resisto e devo fotografarlo: con la fotocamera, il cellulare, un quaderno o semplicemente con lo sguardo.

Tutti gli sguardi li tengo per me, e gran parte delle foto anche ma qualcuna che credo possa piacere  o donare un’emozione la pubblico anche. Non per forza devono essere le foto migliori, perché “foto migliori” in realtà non significa niente, a meno che non si analizzi la loro correttezza formale con qualche algoritmo. Molte volte ho mostrato foto partendo dai “pezzi forti”, gli scatti che credevo appunto migliori, salvo poi trovarmi lo spettatore stupito davanti uno scatto che avevo tralasciato chissà per quale motivo.

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