Diritto all’oblio


Quand’è che abbiamo dimenticato il diritto all’oblio? Oggi, nella Rete, il diritto ad essere dimenticati è una battaglia ma non è sempre stato così. C’era un tempo, in un’altra era (informatica, che saranno neanche vent’anni), dove tutti erano coscienti della struttura della internet e del fatto intrinseco che essa era stata creata per “non dimenticare”: utile in ambito militare, pericoloso forse in ambito civile. Allora ci si autotutelava: come? Con l’anonimato, quello semplice ed alla portata di tutti, senza scomodare proxy e protocolli di cifratura.

Pochi anni fa il web era popolato di parole, avatar e miti. Si possedeva il diritto di sbagliare e se l’errore fosse stato tale da non poter essere rimosso da una community, ci sarebbe stata pur sempre un’ultima possibilità: tagliare il cordone ombelicale che ci legava all’avatar stesso e la nostra vita nel mondo reale non sarebbe cambiata.

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Charlie Hebdo: libertà di espressione e dovere di rispetto


Probabilmente se avessi scritto questo post dopo le minacce degli estremisti islamici, a seguito della pubblicazione di vignette satiriche con oggetto Maometto, sarei passato per un pericoloso censore, quando è una vita che sono sempre stato a favore della libertà e non meno della privacy. Questo perché allora che si sollevò il caso delle vignette blasfeme per i musulmani, non c’era uno del popolo della rete che non si fosse trasformato nel difensore della matita (bada bene, sto parlando di diverso tempo prima della terribile strage quando le polemiche erano solo riferite sul fatto che noi occidentali potessimo oppure no scherzare su un elemento sacro di un’altra religione).

Oggi è toccata a noi, si è scherzato sui morti a noi vicini, e il popolo della Rete, per l’ennesima volta, ha cambiato totalmente idea e si è schierata fortemente contro quella satira.

Io ero contrario allora e sono contrario oggi ma non perché stavolta il vetriolo mi ha toccato da vicino oppure perché devo condividere e fare da eco per forza quello che urla la Rete, piuttosto perché credo in un’idea che è quella del titolo: libertà di espressione e dovere di rispetto.

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Paesaggi, magici paesaggi


img_6824_da_smallAd ogni uscita, ogni passeggiata, ogni occasione che mi capita di trovarmi di fronte un bel paesaggio, non resisto e devo fotografarlo: con la fotocamera, il cellulare, un quaderno o semplicemente con lo sguardo.

Tutti gli sguardi li tengo per me, e gran parte delle foto anche ma qualcuna che credo possa piacere  o donare un’emozione la pubblico anche. Non per forza devono essere le foto migliori, perché “foto migliori” in realtà non significa niente, a meno che non si analizzi la loro correttezza formale con qualche algoritmo. Molte volte ho mostrato foto partendo dai “pezzi forti”, gli scatti che credevo appunto migliori, salvo poi trovarmi lo spettatore stupito davanti uno scatto che avevo tralasciato chissà per quale motivo.

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BohLOG #1


E’ parecchio tempo che non scrivo se non per parlare di tutorial, aggiornamenti ed argomenti ben precisi. Mah! Oggi faccio un BohLOG, forse perché sono arrivate le prime piogge con l’aria che profuma d’autunno e il paese è quieto, così vien voglia di scrivere del più e del meno, senza un filo ben preciso.

L’altro giorno, con un bell’acquazzone, me ne son tornato al bosco per fare due passi e quattro foto (o quattro passi e due foto… che poi di foto se ne è salvata una ma quella basta). Tirava un venticello che ti faceva sentire scarsi anche i 14 gradi che il termometro giurava ci fossero all’esterno ed il bosco non era poi così dissimile dalla città: solo io in giro sotto all’acqua, gli altri tutti nei nidi e nelle tane; che poi non era neanche ora per cinghiali e volpi di far la spola per i sentieri e devo confessare che il ticchettare di innumerevoli gocce su innumerevoli foglie attaccate a rami dondolati faceva venire una voglia di appisolarsi da qualche parte.

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Gallette o biscotti con fiocchi d’avena


Molti conoscono i fiocchi d’avena come un ottimo alimento, preparandolo in forma di porridge per gustare una colazione calda e nutriente. Nel video che troverete in fondo all’articolo, invece, vedrete come preparo delle gallette salate con gli stessi fiocchi in meno di 15 minuti.

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Intercettare il temporale con una radiolina


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fulmine

Quando si è all’aria aperta, soprattutto in ambiente montano, riconoscere l’eventuale approssimarsi di fenomeni meteorologici intensi quali i temporali può garantire maggiore sicurezza nel corso del nostro viaggio.
Oltre a seguire con attenzione le previsioni degli esperti del meteo è ovviamente buona premura l’abituarsi a verificare di persona alcuni segni premonitori di un eventuale fenomeno temporalesco in formazione. Di solito (potete cercare testi e video a riguardo) un temporale in formazione ha diversi segni: cumulonembi alti ad incudine sullo sfondo di un cielo blu carico, aria umida, tendenza all’abbassamento della pressione atmosferica, flussi di vento caldo che tirano verso il cumulonembo seguiti da vento freddo che spira dal cumulonembo verso di voi per proseguire poi con il classico conteggio dei secondi tra un lampo ed un tuono (secondi che divisi per 3 danno la distanza in chilometri del fulmine da voi).
Proprio questa ultima tecnica è oggetto dell’articolo perché per utilizzarla abbiamo bisogno di vedere il lampo  per cominciare a contare i secondi che lo distanziano dal tuono. Come fare dunque quando si è in un bosco fitto dove la vista del cielo è impedita dalle fronde? O quando il temporale si scatena dietro una cima?
Basta una radio… e peggiore è la radio, migliore sarà il risultato.

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Reddito di cittadinanza, microagricoltura e stipendio ai robot


Si sente parlare spesso di reddito di cittadinanza e di come questo potesse portare all’inedia di chiunque percepisse un sussidio senza lavorare.
Secondo me c’è un modo di garantire un sistema funzionale e stabile includendo una qualche forma di reddito di cittadinanza: pagare lo stipendio ai robot e introdurre la microagricoltura.

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