Altre riflessioni sulla “Cloud”


Sulla scia dell’intervento che ho scritto ieri vorrei parlare di alcune questioni che mi preme trattare circa il Cloud Computing che pare essere la vera prossima rivoluzione dell’informatica di largo consumo.

Farò delle semplici supposizioni che potranno rivelarsi vere o totalmente errate ma è fondamentale pensare ad un contesto in cui la cloud si sia affermata come sistema di default e quindi l’unico modo di concepire l’informatica domestica o di piccole realtà.

Attualmente esiste il mercato del software e dell’hardware e sono strettamente correlati in quanto per far girare un software potente è necessario un opportuno hardware che lo supporti. I pc di fascia alta, attualmente, hanno un costo di diverse centinaia di euro, anche migliaia. In uno scenario di cloud computing, invece, il sistema base avrebbe requisiti comunque minimi poiché il grande del software è nei server che forniscono servizi (è comunque da sottolineare che, in caso di cloud basato su applicazioni web, buona parte delle meccaniche dei programmi sono eseguite tramite codice JavaScript ed altro che viene processato comunque sul sistema locale che quindi continua a richiedere una certa potenza di calcolo e memoria principale).

Diciamo quindi che con dei netbook, dei tablet o dei laptop con requisiti minimi si può godere di qualsiasi applicazione, anche l’ultimo gioco dalla grafica “cutting edge”. Tramite software gratuito si arriverebbe tranquillamente a coprire le necessità dell’utente. Messa così la questione apparirebbe il tutto come un grande vantaggio economico per l’utente che con un terminale da quattro soldi potrebbe elaborare a vita i suoi dati e giocare agli ultimi giochi usciti. E per le aziende?

Le aziende trarrebbero giovamento sicuramente dalle pubblicità mirate o, in maniera più macabra e cospirativa, dalla vendita dei nostri dati e delle nostre preferenze ad altre aziende sempre per conoscere i gusti ecc… Tutte queste cose, comunque, non hanno bisogno del cloud per tramutarsi in guadagni: Google fa già pubblicità mirata sui contenuti delle email o delle ricerche del loro motore e molto di noi si può già sapere senza mettere le mani sulle immagini e sui files del nostro hard disk. Quindi?

Quindi il mercato del software e dell’hardware non sarebbe seppellito ma si trasferirebbe nella cloud (e questa è la prima supposizione banale). Come ora acquisti un hard disk da 500GB, nella cloud potrai acquistare una quota di hard disk virtuale da 500GB e magari ad un prezzo anche minore. Stessa cosa per il processore; si potrebbe acquistare una quota di processore o di memoria RAM che si tradurrebbe in una sessione di lavoro più potente. Ovviamente sto parlando di quote come se il server della cloud fosse un unico ideale main frame che divide le sue risorse per tutti gli utenti, nella pratica non sarebbe affatto così ma per avere uno schema mentale è più che sufficiente.

Per il software il discorso non sarebbe differente. Un utente ha bisogno della sua suite di Office Cloud 2016 e semplicemente va nel centro delle Applicazioni, la richiede, paga con la sua carta di credito quel che gli spetta ed all’istante sul suo desktop apparirà l’icona della suite. Zero attese ed anche un risparmio derivante dal fatto che non ci sono costi di distribuzione e di supporto fisico.

Ancora una volta l’utente sarebbe soddisfatto del risparmio e della semplicità e totale assenza di malfunzionamenti ecc…

Eppure mi sono posto un altro problema in cui entrerebbe in gioco un modo di procedere nettamente differente. Le aziende non venderebbero licenze software o hardware ma licenze in abbonamento! Pensateci, non è una profezzia chissà come. Attualmente gli hard disk virtuali forniscono spazio in abbonamento, così come le email hanno un servizio con supporto ecc… in abbonamento così come alcune suite office web forniscono licenze d’uso in abbonamento.

Se estendete questo sistema di abbonamenti a tutto il software che utilizzate ed anche all’hardware che richiedete oltre delle ipotetiche quote base allora potete farvi quattro conti su quanto vi costerebbe il normale uso del pc anche quando questi costi siano di pochi euro. Ovviamente non ci sarebbe pirateria, non come la conosciamo oggi e questo sarebbe anche un bene ma etica a parte il tutto consisterebbe in un’impennata di guadagni da parte delle grandi multinazionali.

Con questo sistema in pratica si verrebbe ad istituire una specie di imposta sull’informatica, del tutto simile a quelle sulla corrente. E cosa succede se non si pagano le imposte sulla corrente o sul telefono? Te lo staccano ovvio! Se quindi non paghereste il vostro abbonamento annuale alla suite di office ecco che vedreste sparire dal vostro desktop l’icona del programma, sostituito dall’editor gratuito dalle funzionalità spicciole. Se non pagate l’abbonamento per il superprocessore ecco che vi ritorna la quota standard e se non pagate l’hard disk virtuale? Probabilmente vi resterà la partizione base da 100MB gratuita e tutti i dati presenti in quella da 250GB resterà semplicemente bloccata in attesa del vostro futuro versamento; bloccata con tutto il vostro lavoro dentro. Non sarebbe proprio bello no?

Com’è virtualmente facile dare è anche virtualmente facile togliere.

Ho scritto un post decisamente lungo e magari pure noioso o per molti scontato o ancora per molti stupido ed infondato. Fatto è che il cloud sarà ovviamente sviluppato come un modo efficiente per portare soldi alle aziende mentre a mascherare le magagne bastano la pubblicità e qualche roba per far sentire i nuovi utenti cool -_-

Quindi su con le antenne perché da come evolverà questa faccenda del cloud computing si deciderà il futuro dell’informatica di massa e “a me basta che facebook funzioni” non è detto che sia la risposta a tutti i problemi. 😀

 

Altro giro altra foto 🙂

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