Due anni dopo…


il ricordo del sisma è ancora vivo. Se da una parte un evento del genere non si può dimenticare, per impatto emotivo e per rispetto delle 309 vittime, dall’altra le macerie che, sasso dopo sasso, sono ancora lì non aiutano di certo ad alleviare l’amaro in bocca.

Non abito più all’Aquila ma viaggio spesso verso questa città. Superato San Pio delle Camere sembra di tornare indietro nel tempo. Tra una curva e l’altra ecco comparire una casa distrutta, un’insegna smembrata o una chiesa semi crollata e puntellata, abbandonata a se nelle campagne, come un ferito lasciato da solo su una barella.

Casoni nuovi fuori dalla città che celano la vista a paesi rasi al suolo. Gli Aquilani gridano “L’Aquila” ma le risposte tardano ad arrivare, come le certezze che le promesse fatte vengano mantenute.

Essere privati del proprio mondo all’improvviso non è una condizione che si accetta volentieri. Era bello vivere lì. Nella casa che abitavi, con la tua indipendenza e i tuoi ritmi.

L’Aquila era un “grande paese”, offriva di tutto ma con discrezione e tranquillità. Pochi erano i giorni di caos e l’aria è stata sempre respirabile. Finito il lavoro della giornata uscivo con un mio compagno di casa e andavamo in centro a prendere un cannolo siciliano dalla signora Panella. Aveva una piccola pasticceria in uno dei tantissimi vicoli che tessevano una ragnatela intorno a Piazza Duomo. Non è che si cercava lo sballo ma un cannolo siciliano dopo una giornata di studio ti rimetteva al mondo.😀

Ci si muoveva bene, il traffico in centro era ben gestito, e nella vita di uno studente c’era sempre qualcosa da fare; così, tra le cinque e le sette di sera che coincidevano con la fine delle ultime lezioni, il corso si riempiva di giovani e meno giovani che si dividevano strade, bar e negozi.

Si poteva trovare di tutto a poca distanza, dal bullone del ferramenta, alla cioccolata colombiana del mercato equo solidale, all’ultima scheda video uscita, alla stampa poster, al brezel (solo il mercoledì mattina alle 8:30… buono però) ma si poteva trovare anche la tranquillità. Bastava conoscere la città e sapere che nel primo pomeriggio del sabato o della domenica si aveva questo “grande Paese” tutto per se oppure si poteva cercare il verde del boschetto che circondava il Castello o il parco di Colle Maggio.

Il monte Ocre visto dalla casa dove abitavo - 7 marzo 2009

Gioie e dolori, persone amiche e fidate che non si dimenticano, il trascorrere delle stagioni e la brezza che soffiava dalle montagne che si vedevano dal terrazzo. In altre parole: “vita”!  La stessa vita che gli Aquilani reclamano a gran voce da quasi mille giorni e che anche a me piacerebbe riassaporare.

Vi riporto il racconto di quella notte, cliccate sul link: RACCONTO TERREMOTO

Questa voce è stata pubblicata in terremoto, varie e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Due anni dopo…

  1. davide ha detto:

    Molto bello il post e molto “toccante”. Lascia l’amaro i bocca anche a chi dal terremoto non è stato toccato…
    A presto,
    Davide

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...