Singolarità e dipendenza dalle Macchine


Il problema non risiede nell’avvento della Singolarità, che potrebbe anche non accadere, bensì nelle fondamenta della moderna società umana, costruite con regole e sistemi talmente complessi che solo le macchine sono in grado di gestirli e gran parte degli uomini non possono rinunciarvi.

Se la Singolarità (ovvero l’istante in cui le macchine produrranno sistemi più complessi di quelli comprensibili dalla mente umana) è di per se un problema remoto, la dipendenza dalle macchine è d’altro canto un concetto attuale.
Nella fantascienza, quando una macchina acquista senzienza (e puntualmente comincia a conquistare il mondo) il problema è stato sempre quello di spegnerla.
Riporto un dialogo dal film Matrix Reloaded

Neo: Ma noi le controlliamo queste macchine, non avviene il contrario.
Consigliere Hamann: Beh, certo che no, come potrebbero? L’idea stessa è una pura assurdità ma ti spinge tuttavia a chiederti… che cosa è il controllo?
Neo: È la facoltà di spegnere quelle macchine volendo.
Consigliere Hamann: Giusto, è così. Hai fatto centro, quello è avere il controllo. Se volessimo potremmo farle in mille pezzi. Prima però converrebbe valutare cosa accadrebbe alle nostre luci, al calore, alla nostra aria.
Neo: Noi dipendiamo dalle macchine e loro da noi. È questo il concetto consigliere?

Penso che sia molto esplicativo: saremmo noi realmente capaci di spegnere le macchine? Provate a cercare un istante della vostra giornata in cui non indossiate o usiate una “entità” che sia passata per il controllo di una macchina. Non la troverete!
Semplicemente l’uomo appartenente ad un modello di società ricca ed agiata non può rinunciare alle macchine che lo “tengono in vita”, senza appunto pagare un pesante prezzo.

Se la questione sopra esposta è effettivamente nota (quanti di noi sopravviverebbero all’esaurimento del petrolio, in mancanza di fonti alternative?) c’è da chiedersi, però, quanto sia effettivamente diffusa la piena conoscenza delle macchine stesse e quanto le macchine siano parte fondamentale dello sviluppo delle macchine stesse.
Prendete, ad esempio, la diffusione dell’informatica tra gli utenti semplici. Il mondo vive nella rete e nell’informatica ma poche sono le persone che ne comprendono e controllano le meccaniche e, queste persone, devono avvalersi necessariamente di altre macchine per aiutarli nella comprensione e gestione dell’informatica stessa.
Paradossalmente, nel contesto personal computer, per creare un sistema facile ed intuitivo da usare da parte di molti utenti, bisogna svolgere un lavoro difficile in cui solo pochi sono capaci. Più l’interfaccia è “semplice”, più il programma che la costituisce è “difficile” e più il compito di svilupparla deve essere assistito da un software precedentemente programmato. Gli utenti, dal canto loro, più un’interfaccia è “semplice”, meno dovranno confrontarsi con le meccaniche della macchina perché la semplificazione spesso implica la virtualizzazione dei concetti.

Il precedente esempio lo ritengo valido in tutti i campi. Più le macchine evolvono, più ci semplificano la vita e meno ci istruiscono su come esse funzionano in realtà.

Trasciniamo ancora il discorso nell’ambito informatico. Scrivere un programma in Java (o C++ o .NET o python o quello che volete) è oggi piuttosto facile e questo lo dimostra l’elevata complessità dei software oggi disponibili. Questa complessità è in parte dovuta al potenziamento crescente dell’hardware ed in parte dovuta a Java stesso.
Programmare in Java significa esprimere un certo concetto in un certo linguaggio che poi sarà adeguato al linguaggio macchina attraverso un compilatore.
In pratica noi controlliamo la macchina attraverso sistemi creati grazie all’aiuto della macchina stessa.
Questa frase, con il passare del tempo, non fa che annidarsi sempre più e diventerebbe qualcosa del tipo:
“In pratica noi controlliamo una macchina attraverso sistemi creati grazie all’aiuto di una macchina creata grazie all’aiuto di una macchina creata grazie all’aiuto di una macchina…”
rafforzando, ad ogni innovazione, il legame tra l’uomo e la macchina.

A questo punto siamo tutti convinti che attualmente le macchine non possono produrre qualcosa che va oltre la comprensione dell’intelligenza umana ma è anche vero che gli esseri umani sono sempre più dipendenti dalle macchine e le macchine sempre più autosufficienti perché gli umani lavorano affinché le macchina possano richiedere sempre meno il loro intervento per restare attive.

Tutto questo non vi è nuovo? Sicuramente! Ma come si dice: Repetita Iuvant 😉

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