Di fantasia, draghi, gdr e… roguelike


Da bambino ho giocato di ruolo, come tutti d’altronde e sarebbe anormale se non l’avessi fatto. Però da bambino non ho mai giocato “ai giochi di ruolo”.
In fin dei conti, un gioco di ruolo cos’è: un gioco in cui si impersona un personaggio di fantasia, con gli amici che fanno lo stesso e ci si districa in una certa situazione di fantasia.

I “giochi di ruolo” (cartacei o live), ovviamente, sono un po’ più complessi e,  a differenza di quelli spontanei, hanno un folto ecosistema di ambientazione e regole ed uniscono queste regole alla fantasia del master che crea delle storie e gestisce i giocatori. Un gioco di ruolo è quindi un gioco di società che stimola la fantasia ed anche l’intelligenza perché ci saranno trabocchetti da evitare e strategie da attuare in gruppo. È un gioco quasi completo; forse un gdr live che aggiunge anche il moto, spesso in ambiente naturale, lo è.

Vivevo in casa con dei giocatori di ruolo che direi abili o comunque esperti. Da loro ho appreso le basi dei giochi di ruolo. Sin dall’inizio non ho potuto far altro che innamorarmi di quella meccanica di gioco definita da regole ed ambientazioni ma libera nella fantasia di chi crea una situazione e chi deve risolverla.
Purtroppo ho giocato raramente con tutto il gruppo per mia incostanza e comunque mancanza del bagaglio di regole, però un ragazzo che era in casa con me organizzava partite apposite per noi altri inquilini novizi per farci passare una bella serata a ridere e giocare una avventura in unica puntata.
Insomma i gdr li reputo una classe di giochi da elogiare! Prendi per la collotta della t-shirt un bambino che passa interi pomeriggi da solo davanti ad una TV e rinchiudilo in una stanza o mandalo fuori, all’aperto con altri amici e fallo giocare di ruolo. Crescerà sicuramente meglio!
Invece, non ricordo neanche come, appresi forse da loro stessi una notizia che mi lasciò a bocca aperta: i giocatori di ruolo spesso non vengono ben visti e generalmente  possono essere anche presi per gente poco di buono se non pericolosa!
Chi… loro? Ma scherziamo? Io vedo gente che si diverte… Casa piena di persone e una goliardia da farti passare in media le giornate del cavolo che inevitabilmente potevano accadere durante la vita universitaria.
Stare vicino ai giocatori di ruolo era terapeutico. 😀

Purtroppo però, a quanto pare soprattutto in America, era capitato che qualche gruppo di gdr fosse anche legato a fattacci e alcuni, il cui personaggio di fantasia era morto, lo avevano seguito suicidandosi.
Brutta storia! Ma anche stupida tanto quanto la psicosi del Tamagochi che scatenò il panico perché dei bambini giapponesi si erano suicidati a seguito della morte del pulcino elettronico. Insomma non è un gioco che spinge a fare atti del genere, c’è altro purtroppo!

Insomma un gioco è un gioco! Se uno non è in grado di capirlo e va ribaltando le automobili all’uscita dello stadio non è un problema del Calcio.

Tirando da parte tutta l’inquisizione stupida e meno stupida, per me, un gioco che stimola la fantasia dei ragazzi è un gioco buono poiché nei miei giochi ho sempre dovuto metterci una certa dose di fantasia, che lo volessi o che fossi costretto dalla mancanza di tecnologia.
Adesso purtroppo e talvolta per fortuna la tecnologia è in grado di scavalcare la fantasia ma i giochi (videogiochi ormai) mi lasciano sempre un vuoto dentro è come un tasto che non riescono a pigiare: il tasto PERSONALIZZA.

IL MIO DRAGO
Molti di noi avranno, almeno una volta nella vita, immaginato un drago! Penso sia istintivo pensare ad una delle bestie mitologiche più possenti e misteriose in un età in cui si è particolarmente appassionati di favole, pupazzi e mostri. Magari le ragazze pensavano più a fate e principesse mentre noi maschietti ci dedicavamo a maghi, draghi o robot et simila (per i più tecnofili).
Il discorso non è comunque il cosa si materializzava nella mente ma il come.

Andiamo sui videogiochi. Per alcuni, forse molti, delle generazioni vicine alla mia, un drago che si poteva incontrare in un videogioco era così

Quel coso rosso/magenta al centro dei cunicoli (che rappresentano un dungeon) è un drago. Immaginate quindi l’immaginazione fervida di un bambino o comunque di un ragazzo cosa riuscirà a tirar fuori da quell’insieme di pixel. Sarà un misto tra quello che vedono, quello che pensano sia un drago e quello che è disegnato artisticamente sulla copertina del gioco.
È facile immaginare che ogni bambino avrà il suo drago. Il mio era stereotipato, le fattezze di un dinosauro, ali da pipistrello e corpo slanciato. Altri probabilmente avevano l’idea del serpente piumato orientale mentre altri ancora lo vedevano grosso, pesante, rosso e ricoperto di scaglie come Smaug.

Quando un ragazzino gioca oggi, invece, prende una copia di Skyrim e quello che vede è questo
Cos’hai da immaginare? È praticamente perfetto e vivo. Lo vedi  nei minimi dettagli, lo senti nel suo verso e vedi anche come si muove e cosa fa con un realismo che lascia alla fantasia davvero poco.  Se hai una tv 3D poi, ti esce proprio dallo schermo.

Giochi moderni come TES, nonostante siano nel mio Olimpo, proprio per il grande realismo non riescono ad aprire quella porticina che fa di una icona un drago vero, come accade in un gioco di ruolo cartaceo ma anche in un videogame vecchio stile.

Questi per me erano robot… ce ne voleva eh! [Paradroid, C64]

ROGUELIKE
Una classe di giochi, dagli albori dei computer è giunta fino ai giorni nostri e continua a stimolare la fantasia anche dei più grandi. Sono i roguelike ovvero i giochi simili a Rogue, un popolare esploratore di dungeon.
In Rogue, Angband, Moria, NetHack e molti altri, il personaggio, il dungeon, i mostri e gli oggetti sono rappresentati da caratteri e solitamente il personaggio che giochiamo è la @  (via via è stata aggiunta grafica ma sempre molto stilizzata).
Bello eh? Quella chiocciola siete voi. Davvero! Non vi dice come siete, lo sapete soltanto voi e tutti gli oggetti ed i mostri sono solo un nome o una descrizione. Passo dopo passo all’interno di un dungeon (labirinto) nella nostra mente si costruisce un’avventura troppo povera sullo schermo.

Momento di esplorazione in Angband (GTK)

E qualora il mero collezionare tesori ed esplorare labirinti non ci esalti molto allora le avventure testuali ci regaleranno comunque una esperienza da romanzo in cui l’avventura si evolve in un mondo descritto con le parole.
Si dovranno risolvere enigmi, disegnare mappe sulla carta e percorrere mondi magici, tecnologici, horror, gialli e noir.

I giochi di ruolo, specie se a narrazione di gruppo e comunque tutti i videogiochi che stimolano la fantasia dovrebbero essere incentivati all’uso da parte dei più piccoli ma anche dei grandi e sarebbe un errore abbandonarli nell’oblio tecnologico o demonizzarli per motivi che nulla hanno a che vedere con l’atto di giocare in se per se.

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