Mauro Corona e la sua scrittura


maurocoronaQualcuno che ha letto i racconti più recenti, Il Diavolo dell’Arazzecca e La fuga de ‘ru scurdat, mi ha detto che essi sono, per sensazione, simili a quelli di Mauro Corona. Io gli ho risposto che “contava balle”😀 ma ovviamente è dura non ammettere che, seppur effettivamente durante la scrittura non pensavo minimamente ai libri di Corona, il fatto che praticamente adoro il suo stile di narrazione di certo un influsso inconscio ai racconti lo ha dato.

Ora ovviamente non sto quì a far paragoni tra i miei racconti e quelli dello scrittore Ertano, se non fosse per la caratterizzazione e la profondità della trama che quest’ultimo riesce a gestire come pochi al giorno d’oggi. Però in un certo senso forse anch’io tento di emulare la sua tecnica nel dare al lettore quel senso di vita in un mondo di montagna ormai passato ma non del tutto.

Far agire e pensare i personaggi in maniera quanto più simile a come avrebbero fatto le persone del tempo, descrivere i luoghi nella speranza che qualcuno poi vi si metta alla ricerca e tante altre cose che per me possono essere presuntuose ma in cui Corona riesce sin troppo bene.

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Di lui, nonostante conoscessi lavori quali “Storie del bosco antico”, ho cominciato a leggere il romanzo “L’ombra del bastone”, racconto molto particolare perché narrato come diario ultimo di un Ertano vissuto un secolo addietro e molto ricco di elementi veramente noir: una storia forte che va letta da chi ha i peli sullo stomaco.  Mi è piaciuto moltissimo ma non è stato il massimo che avrei voluto dallo scrittore. Massimo ampiamente raggiunto da “Il canto delle Manére” che per me è un libro di rara bellezza: scritto in italiano ma con sfumature e dialoghi in lingua ertana ed una storia meno pesante del precedente libro, pur rimanendo aderente alla vita antica di montagna (antica ma mai dimenticata) ed al rapporto tra uomo e Natura.

Gli altri che ho letto: I fantasmi di pietra, la fine del mondo storto, le voci del bosco, nel legno e nella pietra e così via sono stati tutti comunque bellissimi.

Inutile dire che mi affascina quel mondo o la maniera in cui viene rappresentato. Adoro gli

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scritti di Corona come gli spettacoli di Paolini ed in un certo senso mi sembra quasi di poter parlare Friulano quasi quanto potrei parlare Abruzzese.

Quindi quando mi hanno detto, esagerando, che quegli scritti sembravano aver qualcosa di Corona, dentro di me non ho potuto negare ma non perché fosse emulazione ma perché semplicemente la vita di montagna, sotto il Borgà o sotto l’Arazzecca, non era forse poi così differente.

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