Le mie montagne


OLYMPUS DIGITAL CAMERAOggi viaggiavo verso L’Aquila. C’era un panorama stupendo. Da Rocca Pia si poteva vedere tutta la catena dei monti del Gran Sasso, un centinaio di chilometri a nord-ovest, con il Corno Grande che svettava nitido e vestito di bianco su tutta la valle. La catena della Majella non era poi da meno, bianca anch’essa e con il broncio perenne che la rendono una montagna aspra e selvaggia.

Il Gran Sasso e la Majella, montagne magiche che si guardano maestose e sembrano fuori dal tempo; eppure ogni volta che io penso ad una montagna, nella mia mente si focalizza la forma dell’Arazzecca, di Spino Rotondo e della valle di Sant’Ilario.

Vuoi che hanno la forma  “zig-zag”  delle montagne disegnate da un bambino ed altrettanto sono verdi, bianche e marroni, sempre come le montagne disegnate da un bambino ma fatto è che loro sono le montagne madri: i monti che ho visto ogni singolo giorno della mia vita passato al paese.

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In realtà, non meno importante è stata la Meta. Eh si, perché più lontano. verso ovest, lei svetta piena di magia e nelle notti di luna piena, quando l’inverno la copre di neve, diventa azzurra e luminosa. Quando arriva la brezza sottile e gelida poi pare che puoi sentire il suo profumo.

Per quanto le mie montagne possano essere familiari però, esse continuano a stupirmi giorno dopo giorno. Cambiano continuamente, parlano col vento e col tuono, comunicano con i colori ma anche con il loro silenzio e dicono sempre cose nuove.

Questo è un tramonto di qualche giorno fa. Si vede in basso la rocca del Castello con la torre e sopra, il monte Spino rotondo, poi la valle di Sant’Ilario ed infine, più a destra, l’Arazzecca: la montagna magica che ha fatto da ambientazione per il racconto: Il Diavolo dell’Arazzecca.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuando stavo lavorando a questa foto ascoltavo Call of Magic, il tema principale di The Elder Scrolls III: Morrowind. Era un’accoppiata che mi piaceva 🙂

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