Bonsai a primavera


WP_20150313_009La primavera sta arrivando e, anche se ieri poco sopra il paese è nevicato, il bonsai di nocciolo che (un paio d’anni fa) avevo raccolto dall’orto per coltivarlo appunto in vaso, si è risvegliato e le gemme si stanno cominciando ad aprire, le radici ad assorbire più acqua e il tronco, grigio e secco al tatto è ridiventato marrone e lucido. Un vero orologio biologico ma ancora non capisco come abbia fatto a “capire” che stava arrivando la primavera poiché l’inverno l’ho tenuto sempre in casa, e più o meno sempre alla stessa temperatura.

Secondo me, magari qualche biologo o naturalista può confermarlo, dipende dal colore della luce o dalla quantità di raggi UV ricevuti. Avendo svernato su un davanzale, infatti, il terreno nel vaso era sempre più o meno alla stessa temperatura e i raggi che filtravano dalla finestra più o  meno arrivavano sempre dalla stessa angolazione. L’unica cosa che varia appunto, anche all’interno, dal passaggio dall’inverno alla primavera è appunto il colore della luce, che passa dal giallo al bianco, e il calore dei raggi solari. Fatto è che un bonsai è meglio di un calendario.🙂

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Dunque, tirando le somme per quanto riguarda il bonsai, mi posso considerare soddisfatto. Quando ho raccolto la piantina era al suo secondo anno minimo. Se vedete nella figura c’è una piccola piega in fondo al tronco. Questo significa che ha passato almeno una invernata sotto il peso della neve. Quando l’ho raccolto era una fine d’autunno (e questo generalmente è sbagliato) ma la pianta era già abbastanza forte da resistere. Il primo trapianto, dal terreno, è stato in un piccolo vaso normale e dentro quel vaso ha passato il primo anno e si è ben sviluppato, crescendo molto in altezza. L’anno successivo aveva esteso le radici per tutti il vaso ed addirittura uscivano fuori dal foro inferiore. A quel punto l’ho trapiantato nel vaso da bonsai, tagliando prima il fittone e dopo un po’ di tempo anche effettuando una potatura. È andato bene per tutta l’estate e poi ha cacciato le nuove gemme ed infine ora ci sono i primi getti, dunque la pianta è stata trapiantata bene e anche lo strato di terra l’ha ben tollerato.  Penso di andare avanti con delle potature dove serve ma senza raddrizzarlo o dargli forme particolari con il fil di ferro, non mi piace tanto… :S

Parlavo prima dello strato di terreno poiché, purtroppo, non trovando le varie grane di akadama, ho usato pietrisco, sabbia, terra molto drenante e poi il compost che avevo fatto in un vaso. Quindi è stato proprio un esperimento. All’inizio la terra non mi piaceva perché sembrava lasciarsi attraversare troppo dall’acqua ma quando ho aggiunto un po’ di muschio lasciato crescere l’erbetta, il tutto è migliorato.

Quest’anno, o proverò a ritrapiantarlo con terra akadama oppure, se svilupperà bene allora lo lascerò nel terreno attuale e procederò al trapianto il prossimo anno.

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A mia zia, invece, ho regalato una zelkova ma a prima occhiata non mi piace molto la condizione della terra in cui affonda le radici. Il pane di terra è compattissimo e, nonostante quando l’ho presa era imbevuto zuppo di acqua, dopo un paio di giorni era completamente secco. L’ho così messo in ammollo in una vaschetta ed ho così ho alimentato ancor più i sospetti che la terra è così compatta che l’acqua non riesce a penetrare all’interno. Questo significa solo che, anche se si innaffia il bonsai, le radici in realtà non hanno molto da assorbire.

Penso che provvederò quanto prima ad un rinvaso anche della zelkova.

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