BohLOG #1


E’ parecchio tempo che non scrivo se non per parlare di tutorial, aggiornamenti ed argomenti ben precisi. Mah! Oggi faccio un BohLOG, forse perché sono arrivate le prime piogge con l’aria che profuma d’autunno e il paese è quieto, così vien voglia di scrivere del più e del meno, senza un filo ben preciso.

L’altro giorno, con un bell’acquazzone, me ne son tornato al bosco per fare due passi e quattro foto (o quattro passi e due foto… che poi di foto se ne è salvata una ma quella basta). Tirava un venticello che ti faceva sentire scarsi anche i 14 gradi che il termometro giurava ci fossero all’esterno ed il bosco non era poi così dissimile dalla città: solo io in giro sotto all’acqua, gli altri tutti nei nidi e nelle tane; che poi non era neanche ora per cinghiali e volpi di far la spola per i sentieri e devo confessare che il ticchettare di innumerevoli gocce su innumerevoli foglie attaccate a rami dondolati faceva venire una voglia di appisolarsi da qualche parte.

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Immaginate la scena: siete in un bosco ancora florido come d’estate, pieno di verde ma anche di fiori sul terreno e poi, tutt’un tratto, scorgi che alcune piante hanno messo le bacche autunnali che il vento freddo ti guida o ti respinge e che i maledetti tafani sono in ferie tanto quanto le zanzare. L’aria profuma perché gli aromi si diluiscono nel vapore delle nebbie come in una tisana e non puoi far altro che meravigliarti del tutto, anche se quel tutto lo hai magari vissuto per una vita, ancora breve o lunga che sia.
C’è ordine dappertutto, tutto è addobbato e profumato. Persino il tronco spezzato e caduto è incredibilmente adatto in quel luogo e quando ti appoggi con la schiena ad un faggio giovane, quello indispettito ti scrolla tutta l’acqua addosso, al contrario delle vecchie querce, nodose e rugose che si agitano poco qua giù e riparano come possono dalla pioggia insistente.

Alle volte mi è capitato, infatti, di entrare nel bosco con la pioggia e ivi ritrovare riparo. Potevi ascoltare la pioggia ticchettare sulle foglie e mai caderti addosso. Lì all’ombra delle fronde eri in un’altra dimensione mentre sul sentiero scoperto vedevi le pozzanghere tamburellate di continuo e la fanghiglia farsi lucida.

Eh si, autunno e primavera sono due stagioni magiche, come il corpo che si rilassa prima di dormire o la positività del risveglio.

Buon autunno prossimo a tutti: a chi va nei boschi e a chi va  in città 🙂

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