Charlie Hebdo: libertà di espressione e dovere di rispetto


Probabilmente se avessi scritto questo post dopo le minacce degli estremisti islamici, a seguito della pubblicazione di vignette satiriche con oggetto Maometto, sarei passato per un pericoloso censore, quando è una vita che sono sempre stato a favore della libertà e non meno della privacy. Questo perché allora che si sollevò il caso delle vignette blasfeme per i musulmani, non c’era uno del popolo della rete che non si fosse trasformato nel difensore della matita (bada bene, sto parlando di diverso tempo prima della terribile strage quando le polemiche erano solo riferite sul fatto che noi occidentali potessimo oppure no scherzare su un elemento sacro di un’altra religione).

Oggi è toccata a noi, si è scherzato sui morti a noi vicini, e il popolo della Rete, per l’ennesima volta, ha cambiato totalmente idea e si è schierata fortemente contro quella satira.

Io ero contrario allora e sono contrario oggi ma non perché stavolta il vetriolo mi ha toccato da vicino oppure perché devo condividere e fare da eco per forza quello che urla la Rete, piuttosto perché credo in un’idea che è quella del titolo: libertà di espressione e dovere di rispetto.

Prima di tutto la satira ha un senso quando “livella”. La satira funziona quando schernisce i potenti ed i prepotenti, perché fa capire loro, tanto quanto fa capire al popolo, che non ci sono persone superiori e persone inferiori.
Per questo sulla morte non si scherza: perché la persona apparentemente più potente del mondo e quella che apparentemente conta meno, in quel momento sono esattamente uguali. Non c’è niente da far ridere sulla morte, la si può solo rispettare.

Proprio questo rispetto è la chiave di tutto. Ogni persona deve avere il diritto di “esprimere” la propria opinione come deve essere vero che ogni persona deve esprimere la propria opinione nel modo più costruttivo possibile. L’argomento degli illeciti nelle costruzioni degli edifici che poi crollano a seguito di un sisma DEVE essere trattato ma non con vignette che dovrebbero essere tragicomiche.

La dico semplice: prendere per il culo farà sempre incazzare qualcuno, solo che quelle vignette anziché far incazzare la mafia per aver sollevato il problema, hanno fatto incazzare i parenti delle vittime che già hanno una grossa tragedia che gli grava sulle spalle (FALLIMENTO CRITICO). Quindi tutta la questione si è spostata nuovamente sulle vignette più che sull’oggetto della satira, e Charlie Hebdo guadagna notorietà.

C’è un linguaggio adatto per esporre un problema pur rispettando le parti in causa ma soprattutto le vittime di quel problema; se non si possiede il linguaggio adeguato spesso si fa meglio a tacere. Se io ho qualcosa contro la nostra Chiesa, argomento il mio dissenso e non mi faccio il giro domenicale delle parrocchie con un calendario, bestemmiando i santi (non sarebbe anche questa libertà di espressione?).

Tuttavia, mi piace pensare che la rivista Charlie Hebdo qualcosa con quelle vignette ce l’ha insegnato: non si riflette mai abbastanza sulle proprie azioni.

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